22.11.2016

I capricci non esistono?!Quando questi sono sintomo di un malessere? una piccola panoramica sul perchè di alcuni atteggiamenti da parte dei nostri bambini...

Durante la nostra quotidianità osserviamo come, nel bambino, alcuni stati d’animo generano dei comportamenti: pestare i piedi, buttarsi per terra, non rispondere, picchiare, lanciare gli oggetti, diventare cianotici, ecc.

Tutti questi atteggiamenti che nel linguaggio comune chiamiamo capricci sottendono in realtà un malessere da parte del bambino e sono perciò specchio di come si sente in quel momento.

Questi stati d'animo variano e dipendono dall'età del bambino: dai 15-18 mesi fino ai 3 anni, per esempio si verificano i primi episodi di capricci, i quali vengono messi in scena in modo plateale dal bambino. Talvolta accade che tali episodi abbiano luogo nei momenti meno opportuni (durante la spesa al supermercato per esempio) dove diventa molto difficile mediare o cercare di calmarlo dato che in quel momento egli sta dando sfogo a tutta la sua rabbia.

Intorno a quest'età il bambino scopre i primi NO: lo dice, scuote la testa (movimento che fa già da neonato quando muove la testa da destra verso sinistra per trovare il capezzolo, gesto che con la crescita si trasformerà in un no). Proprio il NO viene messo in scena con tutto il corpo, perché essendo bambino, non ha ancora imparato a trattenere il gesto e non riesce a controllare la sua motricità la cui piena maturazione avviene solitamente intorno ai 5-6 anni.

Proprio per permettere al bambino di interiorizzare il NO bisogna partire da alcune situazioni quotidiane e cominciare a porre dei limiti che il bambino deve imparare ad accettare, senza alcuna possibilità di contrattazione! Sono quei limiti che danno un NO fermo, coerente e che proprio per questo sarà guida verso la costruzione dell’IO del bambino.

In sostanza è necessario porre delle regole inderogabili (quelle che per i genitori risultano essere le più importanti e non dovranno essere molte) ed altre invece nelle quali si cercherà di mediare provando a dare delle spiegazioni sui no.

La collera è l'arma dei deboli, e chi è più debole di un bambino? Nessuno.

Il bambino non ha ancora un IO sufficientemente strutturato per far fronte alle frustrazioni.

Si tratta di vivere serenamente...Come?

E' importante stabilire le prime regole, divieti e limiti. Una volta stabiliti, bisogna farli rispettare e devono risultare chiari ai suoi impulsi, desideri, bisogni, aggressività. Tutto ciò facendo però attenzione a usare poche parole, altrimenti si rischia che il bambino non capisca; a quest'età il bambino ha il senso del possesso e non della proprietà (se gioca con un giocattolo, quel giocattolo diventa suo, farà difficoltà a restituirlo al proprietario che glielo aveva prestato).

Bisogna porre attenzione anche a non soffocare la capacità del bambino di affermare se stesso, lui dice, o prova a dire i primi NO, per vedere se quel suo NO ha efficacia sul mondo. E' importante che il bambino non perda la fiducia nelle sue capacità: più sarà grande e più imparerà ad affermare quel No in modo libero.

All’età di 3-4 anni, il bambino, è in conflitto tra la dipendenza che ha nei confronti dei suoi genitori e il desiderio di indipendenza: cammina, ha la possibilità di esplorare gli oggetti, è curioso, si riconosce nello specchio e dice Io (riconoscendosi come individuo separato dall'altro mentre prima non lo era), c'è un'esplosione del bambino, vuole affermarsi e ha una grande energia da esprimere che risulta essere di difficile gestione.