15.02.2016

CARO FIGLIO, TI DICO DI NO! Le regole: come gestirle e comunicarle. I no che fanno crescere.

Cari lettori, il seguente articolo è frutto di un’esperienza fortemente voluta da noi membri del progetto MoviMenti e resa possibile grazie alla cortese collaborazione della docente Marusca Malossi - psicologa, neuropsicomotricista e formatrice in psicomotricità presso il “C.F.P. Spazio Psico-motorio” di Torino – che ha tenuto un seminario il 4 febbraio 2016 presso l’”Asilo Nido Birillo & Zanzara” durante il quale ha affrontato alcuni temi fondamentali per la crescita dei nostri bambini.

Con la speranza che questa sia solo la prima di tante altre collaborazioni, di seguito riportiamo degli estratti di questa esperienza che a nostro modesto parere è stata illuminante e altamente formativa.

"E' molto importante che i figli possano avere dei bei ricordi del loro essere stati figli piccoli. I ricordi fanno le radici, le radici ci parlano dei valori che i bambini hanno ricevuto nel loro percorso di crescita e, a loro volta, i valori sono legati anche alle regole: ci sono delle cose che è bene fare e altre che è bene non fare."

(cit. Marusca Malossi).

Proprio nei primi mesi di vita, il rapporto mamma-neonato è fondamentale rispetto alla possibilità che avrà in futuro il bambino di avere un buon rapporto con le regole. Un normale atteggiamento materno, in alcuni casi spontaneo, in altri segnato da un po' di sofferenza, è quello di de-adattarsi gradualmente ai bisogni del neonato. E' opportuno sottolineare che si parla di de-adattamento graduale, in quanto il neonato non ha ancora un Io abbastanza strutturato per andare incontro a delle frustrazioni per lui troppo grandi, sarà una mamma "sufficientemente buona" a riconoscere il tempo che il bambino può aspettare in seguito a delle richieste di soddisfacimento dei suoi bisogni primari.

Inizialmente il neonato non riuscirà ad aspettare di essere allattato e, allo stesso tempo, la mamma non lo lascerà piangere disperatamente, ma, nel percorso di crescita ci sarà un momento in cui la mamma, invece di accorrere immediatamente al pianto, dirà al bambino "Sì, aspetta un attimino, la mamma arriva." Il bambino riconoscendo la voce, quindi la presenza della mamma, potrà aspettare.

Questo vale per l'allattamento, per essere cambiato e per tutte le richieste che il bambino rivolge al suo oggetto di amore primario che, per i primi mesi di vita, è appunto la mamma. Certamente non ci siamo dimenticati del ruolo del padre, che in questo periodo ha l'importante compito di sostenere al meglio la diade mamma-bambino, confidando che la mamma, al momento giusto, lo presenti al figlio nel suo ruolo di padre. Pian piano dunque il neonato imparerà a stare nell'attesa, un'attesa che ha iniziato a conoscere dalle prime settimane di vita.

Una delle regole fondamentali è dunque “SAPER ASPETTARE”.

Affinché il bambino impari ad aspettare è opportuno anche non anticipare i suoi bisogni, questo perché si rischia di influire negativamente sull’emergere della sua personalità. È importante che il bambino si possa impegnare nell’esprimere i suoi bisogni all’altro, se viene troppo anticipato può farsi la convinzione che tutto gli è dovuto senza bisogno di chiedere e rischia inoltre di non imparare a impegnarsi per conquistare ciò che desidera. Non aiutarlo subito rispetto agli ostacoli che incontra nel raggiungere un obiettivo gli permette inoltre di sperimentare, provare strategie, modificarle, cioè sostiene anche il suo pensiero.

Nella risposta al bisogno del bambino è bene evitare di assumere un "atteggiamento puntiforme": se quest’ultimo piange perché ha fame è importante che il genitore non abbia l'attenzione diretta solo alla fame, ma che intervenga dandogli il latte, accarezzandolo, guardandolo, parlandogli, trasmettendogli il messaggio "non sei solo la fame che hai" e direzionando l'attenzione verso tutte le altre cose che lo riguardano in quel momento, un po' come dirgli "tu sei tutto questo, sei un essere globale, fatto di tante cose, non sei solo la fame dalla quale ti senti sovrastato in questo momento". Inoltre, rinviare questo al bambino significa dargli una risposta differenziata a fronte di una sua domanda indifferenziata, cioè quel suo bisogno assoluto di essere sfamato, per esempio, dove niente altro esiste, ciò significa aiutarlo a cominciare a percepirsi come un essere globale e differenziato dall’altro, cioè come un soggetto separato.

Anche se è molto piccolo, è opportuno parlargli, certo all’inizio non capirà il contenuto del discorso, ma questo è legato al tono della voce, al tono muscolare di chi lo tiene in braccio, o si muove intorno a lui e a tutte le variabili che il bambino percepisce.

Attribuire un sapere al bambino significa passargli degli elementi simbolici e proprio la parola è un elemento simbolico fondamentale che favorisce il distacco, permettendo anche al bambino di non avere sempre bisogno dell'intervento fisico dell'adulto di riferimento. Attraverso la parola egli è in grado di comunicare i suoi bisogni, i suoi desideri, di affermare se stesso e quindi di separarsi gradualmente dalla mamma. Di conseguenza un bambino che non diventa un soggetto, è difficile che possa comprendere e rispettare le regole, perché resta imbrigliato in una relazione con l’altro materno che lo lega a sé e che non gli permette di saper aspettare, di riconoscersi come un’entità separata dall’altro e di pensare autonomamente.

D’altro canto, se parliamo troppo i bambini si confondono e non ci seguono più. Non hanno bisogno di troppe parole, ma delle parole giuste. Parlare al bambino non significa diventare dei "genitori democratici", perché se per ogni regola che il genitore gli dà c'è una possibilità di contrattazione, di spiegazione, nel momento in cui il genitore deve dare una regola imprescindibile, per la quale non ci sono spiegazioni, il bambino farà molta fatica a seguirla senza contrattare.

Verso il terzo anno di vita il bambino ha imparato ormai a camminare, correre, parlare ed è in grado di andare verso il mondo acquisendo nuove conoscenze. In questo periodo, tra i due e i tre anni, i genitori gli rivolgono nuove richieste, il rispetto di altre regole, in particolare gli domandano di tenersi pulito, cioè portare a termine il controllo degli sfinteri, di rispettare le regole che riguardano i pasti (si mangia tutti insieme, si rimane seduti a tavola, ecc.). In questo periodo può capitare che il bambino abbia qualche problema ad andare a dormire, perché il fatto che sta raggiungendo una maggiore indipendenza da una parte lo eccita, ma dall’altra lo preoccupa, come dire: “Ma se divento grande e mi allontano poi ritrovo la mamma, il papà, mi vorranno ancora?”. Per questo motivo il bambino può nutrire il desiderio di non andare a dormire per stare di più con i genitori, vedere cosa fanno, di cosa parlano e assicurarsi del loro affetto.

Purtroppo non ci possiamo soffermare su tutti quegli aspetti che riguardano richieste e regole, però possiamo dire con certezza che, se un bambino accede ad una separazione serena dalla mamma, dall’ambiente familiare in generale, sarà più a suo agio nel rispettare le regole, competenza che gli permette anche un inserimento tranquillo negli ambienti esterni alla famiglia.

E’ importante però sapere che verso i tre anni il bambino comincia a dire il suo “No”, il che è un modo per affermarsi, per dire che sta diventando grande.

Questo tipo di “No” va accettato dall'adulto, altrimenti si rischia di disconoscere al bambino che sta crescendo. Con questo “No” si può interagire: qualche volta il bambino può essere accontentato, in altre occasioni non è possibile, ma è importante riconoscergli il suo desiderio e trovare insieme delle alternative.

Come avrete potuto notare, per evitare che l’articolo diventasse troppo lungo sono state omesse le domande e le risposte susseguitesi durante lo svolgimento del seminario, ma ci teniamo a dirvi che lo staff del progetto MoviMenti rimane sempre a vostra disposizione per sciogliere qualsiasi dubbio abbiate e per qualsiasi informazione necessitiate in merito alle nostre iniziative future.

I nostri più calorosi saluti..... Lo staff Movimenti